USCIAMO ……….?

14 Dicembre 2017 Nessun commento
USCIAMO……………. ? – 05.12.17
Erano i tempi dell’università. Gli ormoni in subbuglio. Un pensiero fisso. Si lo studio passava in secondo piano. A volte era sottopiano. Avevo un mio fedele informatore. Sapeva tutto di tutti, soprattutto di tutte. Era il bidello della facoltà. Mi suggeriva lui le lezioni da seguire. In genere da seguire erano le gonnelle più simpatiche, più procaci, più disponibili o più caritatevoli o quelle di cui ti innamoravi. Le scuse erano sempre le stesse. Pigliamo un caffè nell’intervallo ? Chiamami appena ne hai voglia. Facciamo due passi per rilassarci ?  Facciamo un giro in automobile .Ti ho fatto un ritratto, mentre seguivi la lezione. Ne devo aver fatto almeno un centinaio. Ritratti fatti su block notes, con matita o penna biro. Spesso funzionava per attaccar discorso, altre volte grazie e ciao. Del grazie e ciao ne ricordo una che per dirlo come dicevano nel paese dei miei era la classica ragazza “non mi tocchetti che mi caghetti” ma tanto,tanto, graziosa, molto femminile, portamento altero. Grazie del ritratto, poi solo dei ciao. Altro mezzo d’approccio era la fotografia. Non per vantarmi ma ero discretamente bravo. Mi piaceva fare i mossi, ho fotografato decine di ragazze. Mi ricordo che mi affascinava totografare l’amica del momento tenendo le sue mani  con la mia mano sinistra  e girando in tondo. Con la mano destra tenevo la mia Exacta. Nel vortice del girotondo la ragazza, o meglio la mia modella, si liberava da eventuali condizionamenti, diventava allegra, a volte gioiosa. Non pensava all’obbiettivo che tante volte condiziona la fotografata. Si in quel periodo ho fatto anche delle belle fotografie. Colleghe di studio di ogni provenienza, si capiva subito da mille sfumature. Mi sono sempre piaciute le donne di classe. Spesso, quando si legava, dicevo si andava a prendere un caffè o un gelato d’estate. Avevo una cinquecento, o meglio la 500 fiat. Un autentico macina caffè. A me allora sembrava una delle macchine più belle al mondo. Mille optionals, tettuccio rigido, leva del cambio estraibile. Tra le tante conoscenze e amiche di allora ce ne era una bellissima, donna di gran classe, mi piaceva. Ricordo che non riuscivo ad andare oltre alla bibita, alla passeggiatina fino al bar vicino alla facoltà, al ritratto, il giochetto della fotografia non riuscivo a proporlo. Si sa, quando una donna ti piace, spesso si ha paura di sbagliare, di toppare, di fare brutta figura. Era troppo bella, ci tenevo proprio, la concorrenza era agguerrita, decido di buttarmi, di provarci. Allora, con la scusa del caffè, si va al baretto vicino alla facoltà. Durante la passeggiata le parlo del mio gommone, un gommoncino di tre metri e mezzo con un sei cavalli. Del grande divertimento di una navigazione a pelo d’acqua, che domenica andrò al mare e finalmente alla fine la invito a venire con me. Se viene è fatta farò qualche avance ma con eleganza, ci tenevo troppo a questa dea. Pigliamo il caffè. Invece di rispondermi mi invita a fare una passeggiata in auto. Non mi ha risposto ma vuole fare una passeggiata in auto, o meglio, mi dice dove andare e mi porta alla Lega Navale. Al cancello il guardiano la riconosce e ci fa passare con l’auto. Lei chiede al guardiano qualcosa e lui gli passa delle chiavi, poi va verso uno yoct ultra mega galattico, il guardiano sistema la passerella, e mi fa cenno di salire. Lei mi precede. Apre lo sportello di cristallo e siamo nel salone della barca. Cosa bevi ? Immagino solo l’espressione del mio viso, avrei voluto vedermi. Ero , diciamo, in bambola sicuramente. Non ricordo cosa abbiamo bevuto. Poi lei, la dea, con un sorriso benigno mi dice “ vedi è la barca del mio fidanzato, ecco perché non posso venire”
Perduta ogni speranza, qualche giorno dopo mi ha presentato il suo fidanzato un imprenditore della nostra città. Sicuramente al suo livello. Una coppia fantastica, chissà se le ha parlato del mio invito, conoscendola penso di no.

FOTOGRAFAVA LE ONDE

13 Dicembre 2017 Nessun commento

 FOTOGRAFAVA LE ONDE – 23.09.17
La conoscevo da ragazza, l’ho rivista più in la negli anni.
Avevamo lo stesso hobby, la fotografia. Lei faceva soprattutto diapositive, si prestavano meglio alla visione dato il suo soggetto preferito: il mare. Lei fotografava le onde. Stava ore e ore in riva al mare o su uno scoglio a fotografarle.
Ho visto migliaia delle sue dia erano di una bellezza indescrivibile, erano l’immagine di Dio e dell’universo, erano i ricami della natura, dell’acqua , della luce o del buio, del sole e della luna. Potevo stare estasiato a vedere queste proiezioni per ore, a volte mi facevo prestare questi suoi capolavori e li ammiravo, a lungo, con una musica in sottofondo, una musica spesso difficile da abbinare. Era una ragazza, con una ottima cultura umanistica, oltre alla fotografia amava la lettura. Non sono mai riuscito a capire i tratti della sua personalità, qualcosa mi sfuggiva, aveva un alea di infelicità, ben mascherata, come se qualcosa la affliggesse e non volesse comunicarla. Parlandone con un amica comune mi disse “come non sai ?” E’ innamorata di un uomo sposato, che neanche lo sa, ho associato la storia alla leggenda di “Besame mucho” la fantastica canzone messicana di Consuelo Velàsquez che agognava i baci del suo ipotetico amore, senza averne mai ricevuto. Ha vissuto tutta la vita immaginando il rapporto con un uomo che non lo ha mai saputo. Ha volte si vive per un bacio mai dato ho nel ricordo di un bacio ricevuto o di un amore finito e la vita passa. Pace all’anima della mia amica, sperando che abbia trovato la sua serenità.

DOPPIA DEBRAIATA

13 Dicembre 2017 Nessun commento
RACCONTO – DOPPIA DEBRAIATA – 08.10.17
Non avevo ancora l’automobile, un mio compagno di scuola mi insegnò a guidare con un furgoncino dell’azienda del padre. Un ingegnere che aveva la scuola giuda mi fece un prezzo scontatissimo per farmi fare l’esame di guida su una delle sue autovetture, unica condizione provare l’auto con un istruttore, un mio amico. La prova dell’auto consistette in una corsa pazzesca nel famoso curvone del Poetto, dove la meglio gioventù cagliaritana sacrificava, al dio della velocità, la propria auto o quella di famiglia. Anche un notissimo corridore di rally nel curvone ci lascio l’auto e conseguenti mesi d’ospedale per essere rimontato con bulloni vari in ortopedia.
Io me la cavicchiavo discretamente alla guida e qualcuno pazzo come me godeva a starmi a fianco nel famoso curvone che dicevo o nella discesa della Campuomu.
Si devo ammettere che per qualcuno è stata un esperienza unica e irripetibile, bisognava essere irresponsabili per starmi a fianco. Avevo un agente, abilissimo per provocare delle scommesse: piccole corse automobilistiche. Quella che preferivo era una corsa di appena cinquecento metri dalla chiesa di …………………… alla clinica ostretica di via ……………………….. Il percorso prevedeva un piccolo rettilineo di duecento metri, curva secca a novanta gradi sulla sinistra e rettilineo di altri duecento metri circa.
Gli abitanti del quartiere non gradivano, logicamente la nostra presenza romboante, motori tenuti su di giri e via a rotta di collo verso il traguardo. Come si accorgevano della nostra presenza, dovuta al rumore o se preferite frastuono delle auto smarmittate, chiamavano immediatamente le forze dell’ordine. Era una sfida contro il tempo, una due gare al massimo e si spariva. Era una gara di pura abilità. Bisognava dominare il mezzo, essere un pochino sfegatati e irresponsabili e soprattutto saper controllare la vettura in derapata. Io avevo una giuda spigliata e diciamo che la cinquecento la dominavo senza esitazione. La gara ha inizio, la strada è a senso unico è controllata dai pali (amici che indicavano il pericolo a eventuali pedoni) io guadagno il lato sinistro della carreggiata, il mio avversario è alla mia destra, arrivo come un falco nella curva secca, faccio urtare delicatamente la ruota posteriore sinistra, per chi guida, l’auto cambia direzione con la doppia debraiata si scala la marcia l’auto slitta sull’asfalto ma la controllo facilmente, il rischio è il capotamento se l’operazione riesce male, il motore è a tutta e l’auto fa un accellerata alla speedy gonzales , la gara è vinta, divento irragiungibile, ho guadagnato le mie cinquemila lire come il mio procuratore. Unico neo questa volta le forze dell’ordine sono arrivate in tempo, ho pensato: ritiro della patente, grande multa e super e dico SUPER cazziatone di mio padre. Il gendarme, scende dall’auto, si avvicina e mi fa “mi spiega come caspita (non ha detto proprio caspita) ha fatto girare l’auto su se stessa senza cappottare” continua a guardarmi e mi dice “io ho fatto i corsi di velocità e d’inseguimento e queste cose non le so fare” Tra me e me penso “fantastico, gli svelo il segreto e se va come spero anche stà volta me la cavo” Spiego immediatamente la tecnica e gli propongo di sperimentarla dal vivo, “se vuole si accomodi al posto del navigatore” (per chi non è pratico nei rally automobilistici chi siede a fianco al pilota e suggerisce la guida si chiama navigatore). Il gendarme sale a bordo, più di uno spettatore protesta e non capisce quello che sta succedendo, motore a tutta arriviamo in curva piccolo tocco sul cordulo con la ruota posteriore sinistra l’auto si gira di novanta gradi con derapata controllata sempre tenendo l’accelleratore a tutta, le ruote girano a vuoto un attimo, riacquistano l’aderenza e ripartiamo a razzo. Un esecuzione perfetta. Riaccompagno il mio allievo all’auto di servizio, mi fa i complimenti e ci salutiamo come dei vecchi amici. Anche stà volta è andata bene.

L’ACQUISTO

13 Dicembre 2017 Nessun commento
02.12.17 – L’ACQUISTO
Grande festa, gli amici gioivano, pacche sulle spalle, grande brindisi beneaugurante. Avevo vinto a biliardo seicentomila lire. Li vicino c’è un concessionario fiat. Ci vado, non è la prima volta, probabilmente dovevano avermi già fatto una decina di preventivi. I venditori erano miei amici, si, ma ne avevano le scattole piene di compilare preventivi che non andavano a buon fine. L’auto la volevo così con questi o quegli optzionals, con i sedili avvolgenti, con le cinture di sicurezza che allora non erano obbligatorie. I venditori erano un certo Giorgio noto play boy , corridore automobilistico e Riccardino un pacioccone furbo come una faina. Vado da Giorgio, Riccardo era impegnato. Giorgio oltre che play boy di grande successo  era anche quello che chiamavamo un  grandissimo “paraculo” sempre convinto di essere più furbo degli altri, tipo l’uomo che non deve chiedere mai. Come dicevo di preventivi d’acquisto me ne aveva fatto già altri e pensando che anche questo sarà una perdita di tempo, glielo leggo in faccia, ha deciso di divertirsi. Io pure ho deciso di divertirmi. Vediamo dove va a parare. Il preventivo parte dalla 500 fiat classica, poi io chiedo gli omaggi. Giorgio, felice come una pasqua, scrive. “Voglio il volantino Momo “, chi ha una certa età sa che le auto sportive e soprattutto quelle truccate di allora avevano il volantino in questione: struttura in alluminio e con volante in legno, una sciccheria per raffinati. E Giorgio scrive. “Voglio la leva del cambio estraibile” Giorgio approva e scrive. Anche la leva del cambio estraibile era un optional imprescindibile nelle 500 di allora, non sto a spiegarne il motivo. Funzionava con un incastro a baionetta, naturalmente in alluminio. “ Voglio i sedili avvolgenti della ditta tal dei tali “, chiaro che non ricordo il nome. Giorgio si sta divertendo, approva e scrive . Il preventivo si fa lunghetto. “ Voglio l’autoradio “ e indico il modello. Giorgio si sta divertendo, e io pure perché in testa mi balena già da un pò l’idea di fotterlo, così impara e forse capirà, se la mia idea va in porto, che forse non è il più furbo. Giorgio continua a scrivere e elenca l’autoradio desiderata. “Vuoi altro ? “ Il furbetto è scatenato e si sta proprio divertendo della serie “mo ti prendo per il culo ben bene “.  Visto che ci siamo, ormai per me è una questione d’onore, vediamo chi è il più furbo. Al vuoi altro aggiungo i cerchioni in lega della R….. e poi mi fa  “che vuoi ancora ?”  “ Possiamo finire col tettuccio rigido e si conclude l’affare” Lui approva e scrive, termina i preventivo mette il prezzo richiesto a inizio trattativa. Io preciso di indicare la data di consegna a due giorni nel salone espositivo dove siamo. Giorgio approva e scrive e per concludere gli dico di scrivere duecentomila di acconto, saldo alla consegna di, se non ricordo male, centosettantatremila lire. Giorgio scrive felice ammiccando con Riccardino, loro due una coppia di paraculi ben collaudati e affiatati, diciamo i migliori venditori della città. Io aggiungo “ timbro dell’azienda e firma “ Sono in vena di fare i furbetti e io sono vendicativo e in vena di fotterli brutalmente, gli optionals richiesti valgono almeno un terzo del valore del prezzo di vendita indicato nel preventivo. Vediamo se timbrano e firmano ? Io ho già in mano le duecentomila lire di acconto. Giorgio con grandi sorrisi e un evidente intento di sfotto stampato in volto timbra e firma e mi porge l’ordine d’acquisto. Lui me lo porge io lo afferro e gli allungo le duecentomila lire di acconto, sbianca in volto, Riccardino non crede ai suoi occhi sono partiti per sfottere e sono rimasti fottuti. A dopodomani ragazzi consegna in loco, senza rancore, ciao.

ORSA E DIABLO

13 Dicembre 2017 Nessun commento
01.10.17 – ORSA E DIABLO
Ero in quinta elementare in un paesino della Sardegna centrale, il mio maestro era un comunista convinto. Un uomo burbero e nello stesso tempo attentissimo verso i suoi alunni, si, ci voleva un bene dell’anima. Ricordo che era vedovo e aveva qualche problema in famiglia con un figlio, non ricordo altro. Come succede agli anziani, spesso, doveva andare in bagno a mingere, mi metteva a controllare la classe e segnare i cattivi alla lavagna. La cosa non mi sfagiolava per cui spesso al suo rientro ci trovava a far cagnara e mi rimproverava perché non collaboravo. Un giorno che la classe era particolarmente euforica non sapendo cosa fare e per non subire i suoi rimbrotti con un colpo di mano lo abbiamo chiuso in bagno per poi fare la parte degli eroi per averlo liberato. Le scuole erano ben diverse rispetto ad oggi, il riscaldamento era quello che ci si portava da casa : un barattolo di latta con dentro dei tizzoni ardenti. Il barattolo più importante era quello del figlio del panettiere il cui forno era a legna. Il paese era un paese di grandi allevatori di cavalli da corsa i famosi anglo arabo sardo. L’allevamento che ricordo era quello della famiglia Oppo, avevano decine di cavalli da corsa e puledri a non finire. Riconoscevano già da puledri quelli che sarebbero diventati dei grandi campioni. Io ero ben accetto in famiglia e con la sorella andavo tutti i giorni a dare le zollette di zucchero ai puro sangue che dormivano nel cortile interno alla casa. Questa casa era una specie di fortezza e per portare i cavalli nel cortile, dovevano passare nell’androne che era lastricato in pietra. I cavalli , mi ricordo particolarmente, Orsa e Diablo quando mi vedevano sapendo che erano arrivate le zollette di zucchero nitrivano felici e come i cavalli del circo si esibivano sollevando le zampe anteriori, si avvicinavano per farsi accarezzare e ricambiavano sdusciando la testa su di noi. Questi cavalli quindi li conoscevo molto bene e tra noi se così si può definire c’era feeling. Sia Orsa che Diablo avevano vinto tantissime corse sia nazionali che internazionali, senza parlare delle corse vinte nell’ippodromo di Chilivani. Ogni giorno i fratelli Oppo accompagnavano i loro cavalli all’allenamento, era un gruppo numeroso composto da almeno una decina di fantini professionisti e gli stallieri. I fantini tutti minuti, uomini da quarantacinque cinquanta kg, sempre vestiti con i tipici calzoni stivali e frustino. Io potevo accedere alla grazia di farmi montare un cavallo da corsa si, ma mai Orsa o Diablo. Loro erano il mio sogno fisso in un paese dove le personalità più in vista erano il prete e gli Oppo con la loro squadra. Io ogni santo giorno d’estate, durante le vacanze, aspettavo il passaggio di Antoni Oppo, il fratello con cui avevo più confidenza, quando si trasferiva con la sua squadra, fuori del paese per allenare i cavalli, “in sa perda e sezzere” “sulla pietra su cui sedersi” ma che in realtà era una pietra squadrata che stava sulla strada a fianco ad ogni porta e veniva utilizzata per salire a cavallo. Ripeto un cavallo lo rimediavo sempre ma io volevo cavalcare la Ferrari della famiglia Oppo ORSA o DIABLO, con una preferenza per Orsa la vincitrice di tutte le corse.
E prova e riprova finalmente il buon Antoni mi fa cavalcare Orsa.
Ero al settimo cielo, Il cavallo lo sentivo mio, Antoni teneva le briglie , io supplicante “Anto lassami s’ebba” (Anto lasciami le briglie) dopo poca insistenza Antoni mi accorda la fiducia e mi lascia libero di guidare Orsa. Apriti cielo, la carovana prosegue spedita, Orsa non sopportava nessuno cavallo davanti a lei per questo io ero in testa seguito passo passo dai fantini che mal accettavano che un ragazzino montasse il loro campione e a me la cosa dava molto fastidio. A cavallo non mi sentivo secondo a nessuno di loro, per cui do di acceleratore, nel senso di un colpo di briglie e la mia Ferrari/Orsa parte a testa bassa, mi sembrava di correre su un mustang dei pellerossa. La corsa incomincia io con Orsa in testa e tutti all’inseguimento , nessuno è in grado di contrastare Orsa che al primo accenno di avvicinamento scattava come un fulmine. Antonio su Diablo non riusciva a prendermi, aveva venti chili di troppo per poterci riuscire e incitava gli altri fantini a raggiungermi. I fantini mi stavano sulle palle e non mi sarei mai fatto raggiungere da loro. Alla fine le urla di Antoni mi hanno indotto alla ragione e ho fatto finire la corsa. A parte i rimbrotti Antoni si vedeva che era fiero che non mi fossi fatto agguantare, ma tutte le cure erano per Orsa che veniva accudita e riverita da vero campione, subito coperta , fatto il defaticamento e io a casa su di un brocco qualunque. La notizia in paese si è sparsa in pochi minuti uno scolaretto ha battuto i fantini degli Oppo. In paese per mesi non si parlava d’altro. A scuola non si parlava d’altro, i miei compagnetti mi vedevano come un eroe, avrò raccontato l’accaduto almeno mille volte Quando passavo davanti a “unu zilleri” ( traduciamolo in un bar) venivo invitato da trionfatore a raccontare la storia e se era presente un fantino non aveva il coraggio di guardarmi negli occhi e io tronfio dell’accaduto raccontavo il tutto, condendolo con sale, pepe e spezie varie, davanti a una spuma che era la bibita che preferivo. La spuma per capirci era una specie di coca cola degli anni cinquanta. Ogni volta che raccontavo la mia avventura minimo mi veniva offerta una spuma in quel periodo devo aver bevuto un ettolitro di spuma. Non ho più cavalcato ne Orsa ne Dia

LA COMMESSA

13 Dicembre 2017 Nessun commento

10.12.17 -  LA COMMESSA -
Lei era al lavoro per tre pomeriggi alla settimana, i bambini restavano col marito. Io ero il marito.  Dopo il riposino pomeridiano, i bisognini, lava di qua e lava di la prepari le creature per una passeggiata. Papi mi compri il gelato ? Ok . Grande entusiasmo, si può uscire. Papi mi compri …  ei calma una cosa per volta. Oggi vi accontentate del gelato e della passeggiata, va bene ? La cosa non li entusiasma più di tanto. Io faccio tutto con piacere  ma a volte prepararli mi sembra molto complicato. Quindi si esce, naturalmente conoscono la strada che porta alla felicità del gelato per cui non esistono i percorsi alternativi. Si va diritti alla meta. Voglio un bel cono alla crema e cioccolata dice il grande, cinque anni, il piccolo di tre, pure. Ci sediamo al tavolino io sono impegnassimo a pulire i danni del gelato e a mangiare il mio. Buono ? Segue suono di approvazione con l’eco del piccolo. Finito ci ricomponiamo e si inizia la passeggiata. Passiamo davanti al negozio d’abbigliamento per bambini, dove siamo clienti abituali, grandi saluti e feste per i “giovanotti” e proseguiamo. Dietro di noi vedo la commessa del negozio delle scarpe per bambini, la signora che calza miei figli, sembra che ci stia pedinando. Non riesco a incrociare lo sguardo con lei. Non ho debiti, che vorrà ? E’ sfuggente, strano una signora che conosciamo abbastanza per non giustificare questo comportamento. Continua a seguirci. Nel frattempo passiamo davanti al negozio dei giocattoli. Altra tappa delle nostre passeggiate. E vai che c’è ne, sfuggono al mio controllo e sono dentro. Sono buoni clienti, quindi sono ben coccolati e accuditi. Io sono semplicemente il pagatore. Gradite un biscottino ? Tra me penso gradiscono il vassoio di sicuro. Finita la visita guidata e i biscottini, saluti, si esce e chi mi ritrovo davanti la signora delle scarpette. Scusi, sa, non so come dirglelo. Mi dica è successo qualcosa ? Mi dispiace mi creda. Le credo ma non mi lasci in ansia, mi dica. Suoi figli sono sani, io lo so. Lo so anchio e allora? Mi dica cosa sta succedendo. Ha visto come cammina Matteo ? Come sta camminando Matteo ? Squadro attentamente Matteo. Lo ho calzato e vestito per bene, mezzora fa, non noto niente di anormale. La guardo interrogativo. Ha visto che cammina come se avesse i piedi piatti ? I piedi piatti ? La signora si inchina, guarda bene i piedi del bambino e mi dice “ Le ha messo le scarpette  alla rovescia, desta a sinistra e sinistra a destra. Si inginocchia e sistema la scarpa destra a destra e la sinistra a sinistra. Matteo è salvo può continuare a camminare , questa volta, bene.

GOVERNO MONTI – 04.12.2011

4 Dicembre 2011 Commenti chiusi

PROVVEDIMENTO LACRIME E SANGUE – Lo sto ascoltando in diretta e sono particolarmente colpito dalla reintroducendo dell’ICI sulla prima casa.

   Ha lasciato perdere i grandi patrimoni, ha bloccato l’adeguamento delle pensioni alla svalutazione monetaria, continua a regalare soldi alla grande impresa , aumenta l’IVA, che chiaramente deprimerà i consumi, e che pagheranno i soliti poveri, cioè la massa.

    Ho l’impressione che per fare una manovrà come questa non bisognasse scomodare nessun professore o bancario. 

   Una cosa è certa, nessun partito se la sentiva di fare una manovra di tal fatta pertanto hanno assunto dei killers estranei alla politica.

   Mi chiedo perchè non hanno tolto il finanziamento ai giornali, al cinema , dove si finanziano films assolutamente improponibili e insignificanti, il finanziamento ai partiti in qualsiasi sua forma, compresi i rimborsi elettorali,

perchè non si pone un limite alle spese della RAI, che ha un passivo da paura, che comunque dovrà essere pagato dallo stato, basta introdurre il principio della parità di bilancio.

     Povera Italia – gmf

 

Categorie:Argomenti vari Tag:

George Clooney

1 Giugno 2008 Commenti chiusi

  A che tempo che fa, ospite di Fabio Fazio, conduttore della trasmissione, George Clooney.

Prosegui la lettura…

FURTO SCUTERONE

24 Maggio 2008 Commenti chiusi

CAGLIARI – RICHIESTA DI AIUTO PER FURTO SCUTERONE –  HONDA PHANTOM 125, TARGAT AS31245, NERO CON RASCHIATURA SUL LATO SINISTRO (PER CHI GUIDA) BAULETTO DI PICCOLE DIMENSIONI, CON CASCO FILA MOLTO USATO.OTTO ANNI DI VITA, COMPRATO USATO 08.05.2008. RINGRAZIO CHIUNQUE, ANCHE CHI LO HA PORTATO VIA, SE MI AIUTATE A RITRONARLO. GRAZIE

Povera Italia

31 Dicembre 2007 2 commenti

           POVERA ITALIA

Prosegui la lettura…

Categorie:Società Tag: , ,